Le polizze assicurative del ramo vita – Caratteristiche ed utilità (terza parte)

L’ultima parte della nostra disamina sulle polizze del ramo vita riguarderà l’erogazione del capitale e la rendita al beneficiario da parte della compagnia assicurativa. La scelta iniziale al momento della stipula del contratto fra una polizza vita che può erogare un capitale unico al termine del contratto stesso, oppure una rendita (come abbiamo detto equivalente, per esempio, ad una pensione integrativa) è ovviamente fondamentale. Questo vero e proprio vitalizio può essere erogato fino al termine dell’esistenza dell’assicurato oppure solo per un determinato periodo, a seconda della scelta effettuata.

Rendita o capitale?

É la domanda che si fanno tutti i sottoscrittori nel momento in cui decidono di stipulare una polizza assicurativa sulla vita. É più conveniente puntare a realizzare un capitale erogato in una unica soluzione, (naturalmente maggiorato degli interessi maturati) o scegliere la formula che consente l’ottenimento di una rendita vitalizia?

Ovviamente non esiste una risposta unica per tutti, e ogni situazione va valutata per fare la giusta scelta. Di certo c’è che spesso, oltre a tutte le variabili in gioco che possono rendere una soluzione più conveniente dell’altra a seconda delle specifiche esigenze, quando si decide di stipulare una polizza vita, si sceglie una delle due formule possibili più per ragioni fiscali che altro.

Infatti, esistono delle differenze a livello di tassazione tra la soluzione con pagamento unico di un capitale e quella che eroga una rendita vitalizia. Vediamo come funziona il discorso.

Regime di tassazione delle polizze vita

I prodotti assicurativi di questo tipo sono soggetti a tassazione variabile a seconda della natura dell’investimento che genera la rendita netta, perché in effetti questo sono, prodotti di risparmio gestito che generano un utile derivante dalla differenza tra il capitale versato e quello maturato, insomma degli interessi.

L’imposta fiscale viene pagata al momento dell’incasso del capitale, a cui si deve aggiungere un’imposta di bollo dello 0,20% applicata al valore dell’utile generato. Va detto che questa imposta di bollo non viene applicata ai prodotti Ramo I, che poi sono quelli che investono nelle Gestioni Separate.

Quando il contraente è una persona fisica la compagnia assicurativa funge da sostituto d’imposta, quindi calcola le tasse dovute, le trattiene dall’utile generato dal capitale del cliente e le versa all’erario. Come molti dei nostri lettori sapranno, le plusvalenze generate da un investimento pagano un’imposta del 26%, che però è del 12,5% sui titoli del debito pubblico. Questo significa che ogni anno la Compagnia assicurativa deve calcolare la quota di rendimenti generata da asset generici e quella invece ottenuta con investimenti sui titoli di stato italiani.

Per quanto riguarda il capitale erogato al beneficiario, questo è esente da dichiarazione dei redditi, mentre quello erogato in caso di premorienza è soggetto alla normale tassazione prevista. Attenzione, perché il concetto di “premorienza”, vale a dire di morte sopraggiunta prima del previsto, nella sostanza, nella giurisprudenza associata al settore delle assicurazioni, quindi anche e soprattutto delle polizze vita, è decisiva dal punto di vista della tassazione a cui si deve sottostare. Allo stesso tempo va considerato che i capitali erogati a fronte del cosiddetto “rischio di mortalità” non sono invece sottoposti alla normale tassazione. 

Per quanto riguarda l’imposta di successione, come abbiamo detto in precedenza, non è dovuta per le assicurazioni sulla vita, in quanto questa tipologia di prodotti non forma l’attivo ereditario, quindi gli eredi non pagano nessuna imposta di successione.

Tassazione della rendita

Anche la rendita liquidata dalla Compagnia assicurativa non è soggetta ad Irpef, ma verranno pagate le imposte sull’utile del capitale investito e sul quale viene generato un attivo, esattamente come nel caso precedente. Per quanto riguarda la rivalutazione annua della rendita erogata, questa viene tassata al 26% in quanto considerata capital gain, mentre la quota riconducibile a titoli del debito pubblico paga un’imposta del 12,5%.

Detraibilità dei premi versati

La detraibilità prevista dal legislatore è del 19% delle spese sostenute per pagare i premi di contratti aventi come oggetto il rischio morte, l’invalidità permanente non inferiore al 5% e il venir meno dell’autosufficienza.

Ci sono naturalmente dei limiti alle detrazioni disponibili: 530 euro per i primi due rischi (morte e invalidità permanente), 1.291 euro per il rischio di non autosufficienza. Questo significa che la detraibilità massima di un premio pagato per una polizza vita caso morte, per esempio, è di 100,70 euro, vale dire il 19% di 530 euro.

Estinzione del contratto

L’estinzione del contratto può avvenire, oltre alla naturale scadenza della polizza nei seguenti modi:

  • Revoca: può essere esercitato quando è stato firmato solo il documento con il quale il contraente chiede alla Compagnia assicurativa di stipulare un’assicurazione sulla vita (proposta di assicurazione) e non il contratto vero e proprio. In pratica si attende l’esito positivo della richiesta, ecco perché si chiama proposta.
  • Recesso: può essere esercitato, come stabilito per legge, entro 30 giorni dal momento della firma del contratto della polizza vita vera e propria. Anche in questo caso va inviata una raccomandata con ricevuta di ritorno e le somme eventualmente già pagate vanno restituite entro 30 giorni dalla notifica del recesso, ma al netto del periodo di effettiva validità del contratto, quindi un mese in pratica.
  • Disdetta: per disdire una polizza vita ci si può avvalere del modulo predisposto scaricabile dal sito dell’azienda che ha stipulato il contratto, ma anche semplicemente inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno. Vanno inseriti i dati del contraente, naturalmente quelli dichiarati precedentemente nel contratto, quelli della Compagnia assicurativa e il numero della polizza stipulata.
  • Riscatto: Regolato dalle condizioni contrattuali, il riscatto prevede il diritto del contraente un’assicurazione sulla vita di interrompere anticipatamente il rapporto che intercorre tra se medesimo e la Compagnia e di ottenere un capitale dall’impresa assicurativa. Nel caso di pagamento del premio con la formula annua, il riscatto è possibile al termine del periodo stabilito durante la fase contrattuale, mentre nel caso di premio unico, quindi pagato in una sola soluzione, il diritto al riscatto può essere esercitato passati 12 mesi dal momento della sottoscrizione della polizza vita. In certi casi, ma dipende dalla Compagnia, è possibile anche il cosiddetto “riscatto parziale”. Il valore del capitale che si ha diritto a ricevere non è fisso, ma viene stabilito dalle condizioni previste dal contratto, che quindi vanno lette e ponderate con attenzione.
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