I principali strumenti finanziari per remunerare i nostri risparmi (prima parte): il risparmio amministrato

Il risparmio, soprattutto con riferimento alle famiglie, è definibile come quella parte di reddito che non viene destinata all’acquisto di beni o servizi, ma viene accantonata per il soddisfacimento di bisogni futuri.

Ciò che spinge le famiglie a risparmiare è soprattutto l’incertezza per il futuro (perdita del posto di lavoro, malattie, vecchiaia) oltre al desiderio di lasciare un patrimonio ai figli o di avere sempre a disposizione delle risorse per delle spese impreviste. L’altra esigenza del risparmiatore è quella di ottimizzare il rendimento delle somme disponibili con degli investimenti che ne accrescano il valore nel tempo.

Esistono nel mondo finanziario due macrosettori di prodotti di investimento:

In questa prima parte ci occuperemo del risparmio amministrato.

Risparmio amministrato

Si parla di risparmio amministrato quando l’investitore affida i propri risparmi ad un intermediario finanziario per il tramite di un contratto di amministrazione e custodia, ma senza delegarne la gestione degli investimenti.

É il cliente che opera le scelte, l’intermediario svolge solo una funzione amministrativa.

L’investimento in Risparmio Amministrato avviene principalmente in:

Conti Correnti

Il conto corrente è definibile come un recipiente contabile destinato a ricevere in entrata i flussi reddituali canalizzati e gli eventuali versamenti di liquidità, e in uscita le domiciliazioni di utenze i pagamenti e gli eventuali prelievi di contante. Parlare oggi di remunerazione delle somme depositate sul conto corrente è praticamente un eufemismo. Infatti, l’attuale andamento del mercato dei tassi ha comportato un rendimento praticamente inesistente.

Titoli di Stato

I titoli di stato sono strumenti finanziari di debito, emessi dagli stati sovrani.

Hanno un rendimento ed un livello di rischio commisurato alle caratteristiche del paese che emette il titolo. In un recente passato titoli emessi da paesi in una situazione economica dissestata (Argentina) hanno visto azzerato il loro valore, con delle dolorose perdite da parte dei risparmiatori che si erano fatti attrarre dagli alti rendimenti.

Per quanto riguarda l’Italia le emissioni sono suddivise fra le seguenti tipologie:

  • (Buoni ordinari del Tesoro). Titoli emessi a breve termine (massimo ad un anno) quotati sul MOT (mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato) e quindi alienabili anche prima della scadenza. Hanno la caratteristica di essere titoli zero-coupon, cioè titoli il cui rendimento è dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso alla scadenza (dedotta la ritenuta fiscale del 12,50%).
  • (Buoni poliennali del tesoro). Titoli obbligazionari a tasso fisso con durata fino a 30 anni. La remunerazione dell’investimento avviene con il pagamento di un a cedola semestrale predeterminata all’emissione su cui viene applicata una ritenuta fiscale del 12,50%.
  • (Certificati di Credito del Tesoro). Titoli obbligazionari a tasso variabile con durata di 7 anni. Il rendimento della cedola in pagamento è parametrato al rendimento dei BOT emessi il mese precedente.

Obbligazioni

Le obbligazioni sono strumenti di debito assimilabili ai Titoli di Stato. La differenza è che ad emetterle sono banche, società private o enti sopranazionali.

Sono titoli che incorporano due diritti fondamentali:

  • per il pagamento degli interessi (regolati in sede di emissione ad un tasso che può essere fisso o variabile)

Ovviamente il livello di rischio varai a seconda dell’emittente. Se l’emittente è una banca o un ente sopranazionale il rischio, e quindi anche il tasso di interesse, sono inferiori a quelli di un’obbligazione emessa da una società privata (corporate bond).

Azioni

Le azioni sono titoli di capitale. Chi acquista un’azione di una società ne diviene socio e partecipa, quindi, al rischio economico insito nell’attività di quest’ultima. Nel caso in cui la società deliberi un aumento del proprio capitale sociale, all’azionista spetta un diritto di opzione, ovvero la possibilità di sottoscrivere un nuovo quantitativo di azioni proporzionale al numero di quelle già possedute.

La redditività dell’investimento si realizza innanzitutto con il diritto a percepire una quota degli utili conseguiti nel periodo di riferimento (dividendi) e stabiliti dall’assemblea dei soci (che potrebbe anche stabilire la non distribuzione), ma soprattutto nelle variazioni positive della quotazione del titolo sui mercati regolamentati. Esistono anche azioni non quotate nei marcati regolamentati (che di regola non devono essere offerte agli investitori) la cui caratteristica è quella di essere titoli non liquidi e quindi molto difficili da vendere.

La quotazione, infatti, consente all’investitore di poter smobilizzare in qualsiasi momento le azioni in suo possesso, lucrando sulla differenza tra il valore di alienazione e quello di acquisto. Questo investimento è fra quelli più pericolosi in quanto sottoposto innanzitutto al rischio sistemico della volatilità e oscillazione delle borse, ed al rischio specifico legato alle caratteristiche ed all’andamento economico e commerciale della società emittente. Le conseguenze di un andamento negativo dell’uno o dell’altro può comportare notevoli perdite, fino all’azzeramento del capitale investito.

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