Nuovi strumenti di finanziamento per le aziende: il Crowdfunding

Letteralmente il termine crowdfunding deriva dall’unione della parola crowd (folla) e funding (finanziamento/stanziamento). É, nella sostanza, l’operazione attraverso la quale molteplici soggetti conferiscono fondi in denaro (anche di piccola entità) su piattaforme o portali digitali, al fine di partecipare al finanziamento di un progetto imprenditoriale, ricevendo in cambio una “ricompensa”. Detta ricompensa può essere anche l’acquisizione di una reale partecipazione nel capitale di rischio di una società (equity-based crowdfunding).

Disciplina del Crowdfunding

Una volta tanto, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte degli altri paesi in cui non esiste una regolamentazione precisa ma ci si affida alle direttive già in essere sui servizi finanziari, l’Italia è il primo paese europeo che ha disciplinato con una normativa specifica l’equity crowdfunding.

La motivazione di tale inconsueta attenzione è dovuta alle specifiche caratteristiche del sistema produttivo italiano, contraddistinto da una miriade di piccole imprese e di imprese neocostituite (start-up) che, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, hanno enormi difficoltà ad ottenere finanziamenti dalle banche.

In questo strumento è stato identificato un veicolo fondamentale per la crescita economica del nostro paese, uno strumento idoneo a favorire lo sviluppo soprattutto delle start-up innovative attraverso lo sfruttamento delle potenzialità della rete internet. Con il decreto-legge n.179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221 con il nome di “Decreto crescita bis”) è stato delegato alla CONSOB (l’organo di controllo dei servizi finanziari) il compito non solo di disciplinare, ma anche di creare un sentimento di fiducia degli investitori in questo strumento.

Le start-up innovative

Assunto che il crowdfunding è uno strumento principalmente rivolto al finanziamento di start-up innovative, vediamo quali sono le caratteristiche che ne rappresentano la tipicità.

Si tratta di società di capitali (spa, srl o cooperative) con sede in Italia, di recente costituzione e che abbiano un progetto altamente innovativo, tecnologico o sociale.

Su specifici portali on-line, vigilati dalla Consob, vengono fornite tutte le informazioni sulle start-up (descrizione dell’azienda, il business di riferimento, le risorse umane e le loro professionalità e il business plan a cinque anni) necessarie per invogliare gli investitori a partecipare al capitale di rischio dell’iniziativa. Ovviamente, la fiducia degli investitori passa anche attraverso l’affidabilità e la trasparenza dei portali che il legislatore ha regolamentato, affidandone la gestione o a Sim (Società di Intermediazione Mobiliare) e Banche (già autorizzate alla collocazione di prodotti di investimento), o a società specificamente autorizzate.

I rischi dell’investimento crowdfunding

Fino ad ora sembrerebbe tutto fantastico, ma manca un aspetto fondamentale dell’operazione: il rischio. Gli investimenti in genere hanno una più o meno ridotta aleatorietà, ma l’investimento in start-up innovative probabilmente presenta rischi economici più elevati rispetto agli investimenti tradizionali.

Innanzitutto, si chiedono fondi per una società senza storia né aziendale né del settore merceologico in cui si intende operare, e non è consentito promettere la distribuzione di utili (è obbligatorio reinvestire nell’attività dell’impresa).

In sostanza non si propongono dati economici e razionali consuntivi di un’attività: ci si basa fondamentalmente sull’emotività di un’idea e di un progetto per realizzarla. Assumono a tal fine enorme importanza le immagini, i video o i “pitch” (brevi presentazioni del progetto di 30 secondi). Al rischio di una scelta inevitabilmente emozionale non basata su dati andamentali e peraltro su società neocostituite operanti in settori innovativi, si aggiunge anche il sempre presente rischio di truffa di tutte le transazioni on-line.

La perdita del capitale

Acquistando “titoli di capitale” si diventa soci della start-up nel bene e nel male, nel bene in caso di successo dell’iniziativa e nel male essendo compartecipe dell’eventuale insuccesso economico, il quale prevede anche il rischio di perdere l’intero capitale investito.

Pertanto, come avviene in qualsiasi operazione finanziaria, è sempre buona noma applicare l’universale regola della diversificazione degli investimenti, con una percentuale delle singole allocazioni, inversamente proporzionale al grado di rischio. Inutile dire che l’equity crowdfunding, proprio in considerazione dell’elevata aleatorietà, in un patrimonio rappresentato da una torta dovrebbe essere solo una piccola fetta.

I rischi dell’investimento on-line

L’altro rischio da non sottovalutare è quello della possibilità di incappare in iniziative illecite o proprie e vere truffe, che purtroppo la diffusione sempre crescente di internet ha reso più frequenti. É sempre opportuno, prima di sottoscrivere qualsiasi offerta finanziaria on-line, effettuare accurate verifiche innanzitutto sulle credenziali della società proponente.

Bisogna, altresì, ricordare che la raccolta di capitali promossa tramite portali di crowdfunding iscritti nella sezione ordinaria del registro tenuto dalla Consob si perfeziona sempre tramite banche  imprese di investimento (SIM).

Il gestore iscritto nel registro dei portali non può richiedere al cliente di versare a suo favore le somme necessarie per la sottoscrizione degli strumenti finanziari. Queste dovranno essere versate solo in un conto indisponibile intestato all’emittente acceso presso la Banca o la SIM. In ultima analisi ci si può rivolgere alla Consob per avere più tranquillità sulla liceità dell’operazione.

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