Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD): cos’è e a cosa serve

Istituito nel 1987 su indicazione dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) venne creatocon l’obiettivo di salvaguardare i depositanti in caso di dissesti bancari.

Inizialmente era un consorzio volontario tra banche che aveva anche lo scopo di aumentare la fiducia dei depositanti nei confronti del sistema bancario. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (d’ora in poi il Fondo o FITD) doveva proteggere i depositi della clientela presso le Banche consorziate.

La successiva entrata in vigore del Testo Unico Bancario (TUB) e il recepimento della direttiva 94/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, hanno obbligato tutte le banche ad aderire al FITD.  

Attualmente, infatti, aderiscono al Fondo tutte le banche operanti sul territorio nazionale, anche le succursali di banche extracomunitarie autorizzate, salvo che partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente.

È data poi la possibilità di adesione anche alle succursali di Banche comunitarie operanti in Italia, con lo scopo di integrare la tutela del sistema di garanzia del loro paese di appartenenza.

Il FITD è un consorzio obbligatorio tra banche, riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dallo Statuto e dal Regolamento.

Lo scopo del FITD

L’articolo 1 dello Statuto sancisce che lo scopo del FITD è quello di garantire i depositanti delle banche consorziate. Tale tutela si applica a:

– depositi in conto corrente

– depositi vincolanti (conti di deposito)

–  certificati di deposito

– libretti di risparmio e assegni circolari.

Le carte prepagate non beneficiano della copertura in quanto queste non si qualificano come depositi tranne che ad essa sia associato un codice IBAN. Infatti, in questo caso essa viene equiparata a un deposito ordinario e, di conseguenza, tutelata dal FITD.

L’ammontare massimo oggetto di rimborso per ciascun depositante è pari a 100.000 euro per depositante, cumulando i suoi depositi ammissibili presso la banca, qualunque sia il numero dei depositi e la valuta.

Gli strumenti del FITD

Il FITD è strutturato con numerosi strumenti adottabili nella gestione e nella prevenzione delle crisi bancarie, infatti, lo Statuto prevede varie tipologie di interventi:

  • Interventi obbligatori
  • Interventi in operazioni di cessione di attività e passività
  • Interventi alternativi
  • Interventi nella risoluzione

Gli interventi obbligatori (art. 33 Statuto) dopo l’apertura della liquidazione coatta amministrativa della banca, viene disposto il rimborso diretto dei depositanti. Il Fondo effettua il rimborso a favore dei depositanti entro sette giorni lavorativi dalla data del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. Una volta effettuato il rimborso, il Fondo subentra nei diritti dei depositanti nei confronti della banca in liquidazione nei limiti dei rimborsi effettuati e partecipa in via prioritaria ai riparti effettuati dalla liquidazione.

Gli interventi in operazioni di cessione di attività e passività (art. 34 Statuto) sono regolati dall’articolo 90 del TUB che prevede che i commissari liquidatori, “con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, possono cedere attività e passività, l’azienda, rami d’azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco”. Ovviamente condizione perché ciò avvenga è che il costo della cessione non superi il costo che il Fondo dovrebbe sostenere per il rimborso dei depositanti.

Gli interventi alternativi (art. 35 Statuto) sono previste, per superare lo stato di dissesto o il rischio di dissesto, attività di concessione di: finanziamenti; garanzie; assunzione di partecipazioni; acquisizione di attività, passività, aziende, rami d’azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco; e alte forme tecniche, in ogni caso  limitate al tempo occorrente per procedere allo smobilizzo dell’attività.

Gli interventi nella risoluzione (art. 36 Statuto) di una banca consorziata, non possono superare l’ammontare delle perdite che il Fondo avrebbe sostenuto se la banca fosse stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa. In caso di applicazione del bail-in (“salvataggio interno” la svalutazione di azioni e crediti con esclusione dei depositi fino a 100mila euro), il Fondo subentra nei diritti dei depositanti nei confronti della banca in risoluzione, per l’eventuale somma con cui gli stessi abbiano contribuito alla riduzione o conversione disposta dalla Banca d’Italia. In caso di cessione di beni e rapporti giuridici a una bad bank (società che acquisisce i crediti in sofferenza), il Fondo vanta un credito nei confronti della banca  pari all’importo erogato.

Quali sono le risorse del FITD?

Le risorse del FITD sono costituite dalla contribuzione delle banche consorziate. Il Fondo può, altresì, ricorrere a modalità alternative di finanziamento, a tal proposito, è in fase istruttoria la possibilità di precostituire una linea di credito da utilizzare in sostituzione delle contribuzioni straordinarie, che produrrebbero un impatto immediato sulla liquidità e sul conto economico delle consorziate.

Dalla sua costituzione ad oggi il Fondo ha effettuato 12 interventi per un ammontare totale di 1,25 miliardi, di cui: 8 interventi nell’ambito di cessioni di attività e passività delle banche in liquidazione coatta amministrativa, 2 interventi relativi a rimborsi dei depositanti e 2 interventi di sostegno di banche in amministrazione straordinaria.

Le ultime vicende che hanno riguardato il sistema bancario, hanno consigliato la costituzione di uno Schema volontario di intervento.  Si tratta di uno strumento di carattere preventivo per la soluzione di crisi bancarie, da considerarsi, però, un’entità giuridica autonoma rispetto al Fondo, infatti, nei suoi interventi utilizza risorse proprie distinte dalle contribuzioni obbligatorie del FITD.

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