L’Olocausto: fatti, vittime e sopravvissuti-III parte

Mentre il dominio nazista si stava dissolvendo, l’Olocausto continuò a reclamare vittime tramite le cosiddette “marce della morte”. E quando tutto finì, e l’orrore venne alla luce, per i sopravvissuti niente fu come prima. Molti, come lo scrittore Primo Levi, non si ripresero mai dell’esperienza, arrivando a commettere suicidio, mentre altri, come la senatrice a vita Liliana Segre, hanno deciso di testimoniare affinché l’esperienza dell’Olocausto non si ripetesse in futuro.

Il dominio nazista volge al termine, ma l’Olocausto continua a reclamare vite (1945)

Nella primavera del 1945, la leadership tedesca si stava dissolvendo in mezzo al dissenso interno, con Goering e Himmler che cercavano di prendere le distanze da Hitler con l’obiettivo di assumere, successivamente, il potere.

Nel suo ultimo testamento, e volere politico, dettato in un bunker tedesco il 29 aprile 1945, Hitler dichiarò guerra “all’ebraismo internazionale e ai suoi aiutanti” ed esortò i capi e i popoli tedeschi a seguire “la stretta osservanza delle leggi razziali e, con una resistenza spietata, a contrastare gli avvelenatori universali di tutti i popoli – gli ebrei”.

Il giorno dopo (30 aprile 1945) Adolf Hitler si suicidò. La resa formale della Germania avvenne appena una settimana dopo, l’8 maggio 1945.

Le forze tedesche avevano iniziato ad evacuare molti dei campi di sterminio nell’autunno del 1944, inviando i detenuti sotto scorta a marciare il più lontano possibile dalla linea del fronte nemico che avanzava.

Queste cosiddette “marce della morte” continuarono fino alla resa tedesca, provocando la morte di 250mila-375mila persone.

In un suo libro, l’autore ebreo Primo Levi descrisse il proprio stato d’animo, così come quello dei suoi compagni di reclusione ad Auschwitz il giorno prima dell’arrivo delle truppe sovietiche al campo nel gennaio del 1945:

In un mondo di morte e di fantasmi. L’ultima traccia di civiltà era svanita intorno e dentro di noi. L’opera di degrado bestiale, iniziata dai tedeschi vittoriosi, era stata portata a termine dai tedeschi sconfitti.”

Olocausto: conseguenze, impatto duraturo e reazioni dei sopravvissuti

Le ferite dell’Olocausto – noto in ebraico come Shoah, o catastrofe – furono lente a guarire.

Per i sopravvissuti ai campi fu quasi impossibile fare ritorno a casa, poiché in molti casi avevano perso le loro famiglie o erano stati denunciati dai loro vicini non ebrei.

Di conseguenza la fine degli anni Quaranta vide un numero senza precedenti di rifugiati, prigionieri di guerra e altre popolazioni sfollate che si muovevano attraverso l’Europa.

Nel tentativo di punire i responsabili dell’Olocausto, gli Alleati tennero i processi di Norimberga, tra il 1945 e il 1946, che portarono alla luce le orribili atrocità commesse dai nazisti.

La crescente pressione sulle potenze alleate per creare una patria per gli ebrei sopravvissuti all’Olocausto avrebbe portato ad un mandato per la creazione dello Stato di Israele, nel 1948.

Una creazione che, tra le altre cose, scatenò il (perenne) conflitto tra gli israeliani e i palestinesi.

Nei decenni successivi i tedeschi lottarono con l’amara verità dell’Olocausto, mentre i sopravvissuti e le famiglie delle vittime cercarono di rientrare in possesso dei beni confiscati dai nazisti.

A partire dal 1953 il governo tedesco effettuò dei risarcimenti ai singoli ebrei e al popolo ebraico: un modo per riconoscere la responsabilità del popolo tedesco per i crimini commessi in suo nome.

Molti sopravvissuti, come la senatrice a vita Liliana Segre, ancora oggi testimoniano alle giovani generazioni quanto avvenuto durante l’Olocausto, affinché non si ripeta in futuro, mentre altri, come il già citato Primo Levi, non riuscendo a sopportare il peso di quanto vissuto, hanno commesso suicidio oppure hanno lasciato l’Europa per non farvi più ritorno.

Di Francesca Orelli

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