Impariamo a conoscere i Derivati

Negli ultimi tempi, anche grazie a varie vicende che hanno riguardato il settore bancario italiano (Monte dei Paschi di Siena), si è molto parlato di prodotti finanziari dal nome e dal significato oscuro per chi non ha specifiche conoscenze: i derivati.

A dire il vero, anche precedentemente se ne era discusso: molti esperti vedono in questi strumenti finanziari una delle principali cause della crisi economica che ancora ci attanaglia; anzi, costoro asseriscono che tenuto conto che l’ammontare complessivo dei derivati ammonta a quasi 10 volte il PIL prodotto dall’ economia mondiale, questi potrebbero addirittura peggiorare la situazione facendoci precipitare in una crisi economica definitiva.

Per costoro la sola soluzione sarebbe vietarne l’utilizzo. Probabilmente, però, uno dei problemi principali è che tanti ne parlano ma pochi sanno esattamente cosa sono e come funzionano.

Facciamo un po’ di chiarezza sui derivati


La pericolosità di questi strumenti finanziari deriva dalla loro natura: i derivati sono in sostanza delle scommesse. È paradossalmente possibile creare un derivato su qualsiasi evento, anche sulla circostanza che a fine mese grandini o meno!

Un contraente scommette sul fatto che grandini, l’altra sul contrario e a fine mese si vedrà che deve pagare.  Pertanto il valore “deriva” dalla possibilità che a fine mese grandini o, nella realtà, dall’andamento di un indice di borsa, dal prezzo di una materia prima, dal cambio di due monete, eccetera.

Proprio per questa universale applicabilità esistono una quantità sterminata di strumenti diversi. L’ingegneria finanziaria ha inventato un numero straordinario di diverse applicazioni dei derivati, tutte sostanzialmente accomunate dalle caratteristiche che abbiamo elencato sopra.

Ad esempio, i famosi Credit Default Swap (CDS), che hanno fatto tremare il mondo quando la Grecia era al default, sono scommesse sulla possibilità che un paese (una società) vada in fallimento. futures (famosi per il finale del film “Una poltrona per due”), sono scommesse sull’andamento di una materia prima: mi impegno a venderti fra un mese 10 chili di arance al prezzo di 1 euro al chilo, anche se oggi il prezzo è di 1,20 euro. Io scommetto che fra un mese il prezzo sia più basso e tu che sia più alto.

Tutto semplice? Non proprio


Dove è allora tutta la complessità di cui si parla?. In effetti, i futures non sono strumenti molto complessi. Anche molti CDS non sono particolarmente ostici. Infatti la vendita di molti titoli di stato viene abbinata ad un CDS che garantisce il compratore, in caso di default dello Stato emittente, con l’incasso di una “penale” del CDS. Una sorta di assicurazione, insomma.

Ma la finanza moderna è caratterizzata da una miriade di esigenze diverse per cui tutti i vari operatori, finanzieri, banchieri, hanno dovuto utilizzare in maniera creativa lo strumento dei derivati, ideando prodotti estremamente complessi e disegnati per rispondere ad ogni sorta di esigenza. Esistono derivati costruiti su altri derivati che a loro volta si basano su specifiche garanzie quali per esempio ipoteche legate ad un mutuo casa.

Non a caso alcuni dei prodotti derivati più complessi erano quelli che dettero origine alla crisi dei mutui subprime (mutui concessi a debitori incapaci di restituire il debito) ed erano, fondamentalmente, del tipo che abbiamo appena descritto.

Partendo da un mutuo su una casa  (un credito per la banca, anche se non facilmente trasformabile in moneta liquida) veniva costruito un derivato che aveva come garanzia il mutuo stesso. Il derivato poi veniva spezzettato, usato come garanzia per altri derivati e quindi impacchettato nei cosiddetti “titoli salsiccia”. Il risultato finale era che nessuno aveva più idea di cosa garantisse cosa. Quando i mutui cominciarono a non venir più pagati e le case a crollare di valore, tutti i derivati collegati divennero carta straccia.

Ma allora qual è la funzione dei derivati?

Essendo prodotti altamente speculativi, è chiaro che uno degli obiettivi è avere alti guadagni seppure con alto rischio. Per i derivati si parla infatti di “leva finanziaria”. In sintesi si investe una cifra (detta marginatura) a fronte di un’operazione futura di un ammontare nettamente più grande. Facciamo un esempio: se devo comprare 10.000 euro di azioni, posso comprare il derivato relativo a 1.000 euro e beneficiare delle variazioni positive del titolo sottostante, oppure subire le minusvalenze in caso di variazioni negative.

Vi è anche però un ruolo positivo, ovvero quello di dare stabilità ai mercati. I derivati infatti aumentano i volumi dei mercati rendendoli meno “volatili”. Un mercato più grande ha maggiore possibilità di assorbire gli shock.

La conclusione è che i derivati sono buoni o cattivi a seconda di come vengono utilizzati. Hanno varie facce: quella altamente speculativa e rischiosa ma anche quella di copertura dei rischi e di allargamento dei mercati. Sta di fatto che spesso la loro complessità non ne rende facile la lettura ai fini di una corretta valutazione del rischio sottostante.

Condividi

Rispondi