Conti correnti in rosso, le novità del 2021: i chiarimenti della Banca d’Italia

Con l’arrivo del nuovo anno, sono tante le novità a cui bisogna prestare attenzione. In particolare il Regolamento europeo sui requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento ha introdotto a partire dal 2021 una nuova definizione di default che stabilisce criteri ancora più stringenti. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo quanto chiarito in merito da Banca d’Italia.

Banche, dal 2021 nuova definizione di default

Come già detto, a partire dal 2021 è entrata in vigore una nuova definizione di default, così come stabilito dal Regolamento europeo sui requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento. In pratica vengono introdotti criteri più rigidi di quelli previsti fino a questo momento, con la Banca d’Italia che ha deciso di fare chiarezza in merito.

In particolare bisogna ricordare che per essere considerati in default, i cosiddetti debitori deteriorati devono rientrare in determinate condizioni. Tra queste si annovera quella in base alla quale il debitore debba risultare in arretrato da oltre 90 giorni nel pagamento di un’obbligazione rilevante. Si considerano invece 180 giorni in caso di amministrazioni pubbliche. Ma non solo, secondo le banche è pressoché improbabile che un debitore adempia integralmente alla propria obbligazione rilevante. In tal senso si ricordano le due soglie previste dal regolamento: 100 euro per le esposizioni al dettaglio e di 500 euro per le esposizioni diverse da quelle al dettaglio. Si annovera poi una soglia relativa dell’1% dell’esposizione complessiva verso una controparte. Per essere considerato default, inoltre, è necessario che lo sconfinamento superi la soglia di rilevanza, ovvero superi contemporaneamente entrambe le soglie, e si protragga per oltre 90 giorni consecutivi.

Conti correnti in rosso: i chiarimenti della Banca d’Italia

Attraverso un documento pubblicato dalla Banca d’Italia è stato chiarito che, nonostante i nuovi requisiti siano più stringenti rispetto a quelli adottati in precedenza, non risulti l’introduzione di un vero divieto per gli istituti per lo sconfinamento oltre la disponibilità presente sul conto. Sarà quindi ancora consentito andare in rosso per pagare ad esempio bollette o stipendi, a patto che sia previsto nel contratto stipulato con il proprio istituto di credito, che può appunto permettere oppure no lo sconfinamento.

Non si rischia quindi di essere segnalati dalla Centrale dei Rischi come in sofferenza bancaria in caso di un solo sconfinamento e ritardo. Per essere definito in sofferenza, infatti, vuol dire che gli intermediari ritengono che si ritrovi in gravi difficoltà non temporanee nella restituzione di un debito, dopo una valutazione della situazione bancaria complessiva.

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