Le considerazioni necessarie per effettuare un corretto investimento finanziario

Investire i propri risparmi è un’operazione tutt’altro che semplice e che nasconde numerose insidie. In passato ci si affidava con fiducia ai professionisti del settore, ma spesso si veniva manipolati e indirizzati su prodotti convenienti soprattutto alle Banche e poco compatibili con il profilo e le esigenze del cliente.

Se da un lato quest’atteggiamento ha provocato danni enormi per tanti risparmiatori, è pur vero che i clienti hanno maturato una sana diffidenza che ne ha accresciuto la cultura finanziaria.

Oggi, l’approccio all’investimento è molto più consapevole dei rischi sempre presenti e con tutele normative sempre più stringenti per i consulenti finanziari.

La consapevolezza del risparmiatore deve essere orientata ad un obiettivo che va definito valutando:

  • l’importo che è possibile investire
  • quando sarà necessario rientrare in possesso delle somme investite (durata investimento)
  • rendimenti richiesti
  • rischio che si è disposti ad assumersi

Cosa bisogna assolutamente sapere prima di effettuare un investimento

Innanzitutto, bisogna diffidare delle operazioni che comportano rendimenti superiori a quelli che offre il mercato. Rischio e rendimento sono strettamente collegati, aumentano di pari passo.

Ne sanno qualcosa i piccoli risparmiatori che dal 1996 al 2001 acquistarono obbligazioni del debito argentino per lucrare dei rendimenti più che tripli rispetto a quelli dei titoli di stato italiani, con il risultato che all’indomani della dichiarazione di default della Repubblica di Argentina, si sono trovati con un pugno di mosche in mano.

Pertanto, è buona norma parametrare sempre i rendimenti offerti dai consulenti con quelli di titoli di Stato italiani.

É sempre opportuno inoltre, soprattutto quando la valutazione dei punti su elencati evidenzi un profilo orientato ad un rischio calcolato, effettuare un investimento diversificato: la cosiddetta asset allocation.

Cos’è l’asset allocation

Tradotta letteralmente significa allocazione patrimoniale e identifica la strategia di distribuzione degli investimenti all’interno del proprio portafoglio. É sempre raffigurata, graficamente, come una torta divisa in fette ognuna rappresentante una diversa forma tecnica utilizzata (la grandezza delle singole fette è in rapporto alla percentuale rispetto al totale).

Perché è necessario diversificare?

La diversificazione del proprio portafoglio è un’operazione necessaria in un’ottica di bilanciamento dei rischi e quindi dei rendimenti.

Se per esempio abbiamo investito esclusivamente in titoli azionari, siamo dipendenti dall’andamento del mercato di riferimento. Aver invece destinato parte del capitale anche a titoli obbligazionari, i cui rendimenti vanno solitamente in controtendenza, ridurrebbe le perdite.

Bisogna però, di contro, evitare una eccessiva diversificazione che comporta, a causa delle commissioni di ogni singolo prodotto, un decremento dei rendimenti.

Il giusto equilibrio fra prudenza e rendimento è un rapporto sempre difficile perché, privilegiare la prima, comporta necessariamente un ridimensionamento del secondo. Uno dei sistemi per sbilanciarsi maggiormente verso il rischio è allungare la durata dell’investimento in modo da essere meno soggetto alle fluttuazioni di breve periodo del mercato.

Le due tipologie di rischio

Le due tipologie di rischio più importanti sono:

  • rischio sistemico: soggetto a variazioni macroeconomiche (andamento del PIL, situazione del debito pubblico, dati sulla disoccupazione ecc.)
  • rischio specifico: legato all’andamento della singola forma tecnica di investimento.

Ed esiste anche uno strumento per valutare il rischio di un portafoglio: il VAR (Value at Risk) che indica la percentuale del capitale che si è disposti a perdere per ottenere un rendimento con un investimento in un certo numero di anni (a conferma della stretta relazione del rischio con la durata dell’investimento).

Il giovane investitore, potendo contare su un arco temporale più lungo rispetto ad una persona anziana, potrà approcciarsi con un atteggiamento più aggressivo, mentre il secondo avrà sicuramente una propensione al rischio nettamente inferiore.

Qualche consiglio per creare il proprio portafoglio titoli

Per chi non ritiene di avere le conoscenze adeguate per poter seguire personalmente il proprio portafoglio, ci si può affidare inoltre a prodotti di risparmio gestito quali Fondi Comuni di Investimento o Gestioni Patrimoniali.

Questi sono strumenti amministrati da professionisti che operano all’interno di questi contenitori, ottenendo dei risultati che impattano sul valore della singola quota. Anche in questo caso è possibile diversificare, per esempio, fra fondi azionari ed obbligazionari.

Per chi invece ha voglia, tempo e capacità, oltre al buon senso esistono delle linee guida. Quella più famosa e favorevolmente accettata nel mondo degli investimenti è La teoria di Browne. Secondo questa teoria il portafoglio titoli dovrebbe essere diviso in quattro parti uguali fra loro:

  • 25% azioni
  • 25% obbligazioni a lungo termine
  • 25% obbligazioni a breve termine (titoli di Stato a 1/3anni)
  • 25% oro

Questa diversificazione viene utilizzata per archi temporali di investimento medio/lunghi, ma a fronte di una predisposizione maggiore al rischio, le percentuali possono essere variate.

La caratteristica di questa teoria è che i singoli strumenti sono tendenzialmente non correlati fra loro: quando il mercato sarà favorevole al mercato azionario, quello dell’oro sarà in ribasso; così come quando in una situazione di volatilità e di prudenza, molti investitori si rifugeranno nell’oro.

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