Regime forfettario: requisiti, come funziona e vantaggi

Il regime forfettario è stato introdotto nel 2016, in sostituzione del precedente regime dei minimi. Si tratta, in pratica, di un regime fiscale agevolato, rivolto ai lavoratori autonomi, quali commercianti, artigiani e liberi professionisti, che non superano i 65 mila euro di ricavato annuo. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo come funziona, requisiti di accesso e le possibili cause di esclusione.

Regime forfettario, ecco come funziona

Il regime forfettario è nato con lo scopo di semplificare la gestione della partita Iva e ridurre il peso delle imposte. Ad oggi, infatti, è bene sottolineare che presenta delle differenze rispetto agli anni passati. Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019 e la successiva Legge di Bilancio 2020, d’altronde, sono cambiate le regole fiscali e contributive per un gran numero di imprese individuali e liberi professionisti. In particolar modo, a partire da gennaio 2019, si è assistito ad un innalzamento della soglia massima di reddito, passata da 30 mila a 65 mila euro, a prescindere dal codice ATECO di riferimento.

I lavoratori che optano per questo tipo di regime fiscale sono tenuti a versare un’unica imposta sostitutiva, con aliquota fissata al 15% e applicata sul reddito imponibile. I lavoratori che aderiscono al regime forfettario e che presentano i requisiti di una start-up, inoltre, si vedono ridurre l’imposta sostitutiva dal 15 al 5% per i primi 5 anni di attività. Il reddito imponibile, ricordiamo, è pari al fatturato annuo complessivo, meno una percentuale , stabilita in base al Codice ATECO, per le spese sostenute durante l’anno. Ogni categoria, infatti, presenta un coefficiente di redditività, attraverso il quale è possibile calcolare il reddito imponibile. Per le attività professionali, ad esempio, è pari al 78% e pertanto le spese dedotte saranno pari al 22%.

Requisiti di accesso al regime forfettario

Una volta visto come funziona e in cosa consiste il regime forfettario, sorge spontanea una domanda: chi può aderire a questo regime? Ebbene, il requisito principale di accesso è rappresentato dal reddito annuo, che deve essere inferiore ai 65 mila euro. A tal fine vanno considerati solamente i redditi prodotti tramite partita IVA.

A partire dal 1° gennaio 2020, inoltre, bisogna prestare particolare attenzione ai redditi percepiti a titolo di lavoratori dipendenti o pensione. Tali somme, infatti, dovranno essere inferiori ai 30 mila euro annui. Mentre le spese, come ad esempio per possibili collaboratori, non devono superare i 20 mila euro.

Le cause di esclusione

Oltre ai requisiti di accesso, bisogna sapere anche quali sono le possibili cause di esclusione dal regime forfettario. In base alla normativa vigente, infatti, non possono utilizzare tale tipo di regime fiscale:

  • soggetti che si avvalgono di Regimi speciali IVA o di Regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • partite IVA rientranti nei seguenti settori:
    • Agricoltura e attività connesse alla pesca;
    • Vendita di sali e tabacchi;
    • Commercio di fiammiferi;
    • Editoria;
    • Agenzie di viaggio e turismo;
    • Agriturismi;
    • Vendite a domicilio;
    • Gestione di servizi di telefonia pubblica;
    • Rivendita di documenti di trasporto pubblico e sosta;
    • Rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione;
    • Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte o da collezione;
  • lavoratori residenti all’estero, ma solo se si trovano in uno degli Paesi appartenenti all’Unione Europea e che producano almeno il 75% del reddito complessivo sul territorio nazionale;
  • coloro che effettuano in via esclusiva cessioni di fabbricati; di terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
  • soggetti che, oltre all’attività autonoma, possiedono quote di partecipazione a società di persone o di capitali oppure controllano, anche in via indiretta, società a responsabilità limitata operanti nel medesimo settore.

Contributi previdenziali e obblighi fiscali e contabili

In base al tipo di attività e al codice ATECO di riferimento, inoltre, ogni lavoratore deve iscriversi alla Cassa previdenziale di riferimento e far riferimento alle relative regole. Nel caso in cui non si faccia riferimento ad una cassa previdenziale specifica, allora bisogna iscriversi alla Gestione Separata INPS. In questo caso bisogna versare contributi pari al 25,72% del reddito imponibile. A tal proposito è bene sottolineare che le ditte individuali possono presentare apposita richiesta per ottenere una riduzione del 35 % sui contributi. Tale misura non è applicabile ai liberi professionisti.

Come già detto, il regime forfettario è stato introdotto al fine di semplificare la gestione della partita IVA e ridurre il peso delle imposte. Allo stesso tempo, però, bisogna stare attenti a rispettare alcuni obblighi sia dal punto di vista fiscale che contabile. In particolare bisogna:

  • numerare e conservare le fatture emesse;
  • numerare e conservare le fatture d’acquisto e bollette doganali;
  • integrare le fatture per quanto riguarda le operazioni reverse charge e versare l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo;
  • compilare il modello Intrastat per servizi e prestazioni prestati ad un soggetto residente in uno dei Paesi dell’Unione Europea.

I vantaggi

L’adesione al regime forfettario permette di poter usufruire di numerose agevolazioni sia dal punto di vista fiscale, che contabile o burocratico. In particolare è possibile beneficiare dell’esenzione da studi di settore, spesometro ed esterometro. Ma non solo, franchigia IVA, esenzione dall’obbligo di registrazione delle fatture; esenzione dalla tenuta dei registri contabili e facoltà di utilizzare o meno la fattura elettronica.

A tal proposito è bene sottolineare che in caso di fatture con importo superiore a 77,47 euro, è obbligatorio apporre la marca da bollo da 2 euro sul documento originale. I forfettari non sono obbligati a passare alla fatturazione elettronica, eccetto nel caso in cui si rendano prestazioni per la Pubblica Amministrazione.

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