Pensioni, contributi dannosi: tutti i casi in cui conviene ed è possibile neutralizzarli

A differenza di quanto si possa pensare, non tutti i contributi hanno lo stesso valore per il calcolo dell’assegno previdenziale. Ci sono, infatti, dei contributi che possono incidere negativamente sulla quota di pensione calcolata con sistema retributivo e proprio in questo ambito può essere utile optare per la neutralizzazione o sterilizzazione dei contributivi nocivi. Entriamo quindi nei dettagli e scopriamo assieme tutti i casi in cui conviene ed è possibile neutralizzarli.

Contributi nocivi, quando è possibile neutralizzarli

Prima di vedere quali sono i casi in cui conviene ed è possibile neutralizzare i contributi dannosi, è bene ricordare che è possibile optare per tale opzione a patto che siano stati raggiunti i contributi per accedere al trattamento previdenziale. Entrando nei dettagli, quindi, è possibile neutralizzare i contributi successivi ai 20 anni se si accede alla pensione di vecchiaia, oppure successivi ai 42 anni e 10 mesi, pari 41 anni e 10 mesi per le donne, se si accede alla pensione anticipata.

Ma non solo, bisogna sapere che la possibilità di neutralizzare i contributi nocivi è riconosciuta dalla giurisprudenza e non dalla legge. Per questo motivo bisogna fare affidamento alle casistiche nelle quali è stata riconosciuta, ovvero:

  • rioccupazione con retribuzione inferiore;
  • disoccupazione indennizzata;
  • contribuzione volontaria;
  • cassa integrazione.

La Corte di Cassazione, fino ad ora, ha riconosciuto tale possibilità solamente in caso di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata.

Sterilizzazione contributi dannosi per la pensione

Nel calcolo per l’assegno pensionistico alcuni contributi possono risultare dannosi in quanto vanno ad abbassare il relativo importo. Una situazione che riguarda le pensioni calcolate con il sistema retributivo, mentre non influisce su quelle calcolate con il sistema contributivo, il cui importo dipende solamente dal numero di contributi versati e maturati. Soffermandosi sul metodo retributivo, bisogna ricordare che l’importo del trattamento previdenziale viene calcolato tenendo conto degli stipendi percepiti dal lavoratore negli ultimi 5 o 10 anni. Ebbene, nel caso in cui negli ultimi anni il lavoratore si ritrovi ad avere una riduzione dello stipendio, oppure perdita del lavoro oppure assegni di disoccupazione o cassa integrazione, ecco che rischia di avere una pensione più bassa rispetto a quella che avrebbe percepito senza considerare questo periodo contributivo.

Ecco spiegato il motivo per cui diverse sentenze della giurisprudenza hanno deciso di riconoscere ai lavoratori, tra cui gli autonomi, la possibilità di neutralizzare i contributi dannosi, in modo tale da non considerarli nel calcolo dell’importo della pensione. Come già detto, è possibile sterilizzare solamente i contributi accreditati dopo aver maturato i requisiti contributivi e la neutralizzazione può essere applicata fino ad un massimo di 260 settimane contributive, ovvero 5 anni, nel caso in cui facciano riferimento a periodi di rioccupazione con retribuzione inferiore o ad una disoccupazione indennizzata. Non sono previste limitazioni, invece, per quanto concerne i contributi inerenti periodi figurativi di integrazione salariale o di contribuzione volontaria. Tali misure possono essere applicate anche dai lavoratori autonomi, quali commercianti ed artigiani, anche dopo il compimento dell’età pensionabile.

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