Investire i propri risparmi – il profilo di rischio

Chi oggi ha la fortuna di avere un capitale, piccolo o grande che sia, si trova di fronte ad un’offerta di strumenti finanziari sempre più complessa e di difficile comprensione.

Se poi riflettiamo sull’etimologia della parola patrimonio, la quale deriva dai vocaboli latini pater (padre)e munus (dovere, compito), si capisce come questo compito del padre sia da sempre stato considerato pieno di responsabilità in quanto da esso dipendeva il benessere della famiglia.

Investire con responsabilità: è questo l’obiettivo, e per farlo è necessario innanzitutto individuare il proprio profilo di rischio, per poter scegliere gli investimenti con esso compatibili.

Cos’è il profilo di rischio dell’investitore

Partiamo dal presupposto che ogni individuo ha una personalità finanziaria differente, per cui il consulente delegato a consigliare l’investimento deve essere un po’ come il sarto che cuce il vestito addosso al cliente.

Ogni soggetto ha differenti progetti, differenti necessità, differenti capitali, un orizzonte temporale diverso e soprattutto un profilo di rischio personalizzato. Tutte queste caratteristiche costituiscono il profilo dell’investitore che è la base per poter strutturare un progetto di investimento perfettamente compatibile.

Il profilo di rischio è sicuramente uno degli elementi più importanti di cui tenere conto, tanto da essere il primo aspetto da valutare ancor prima di iniziare a ragionare sulla composizione dell’investimento.

Del risparmiatore va accertata la cultura finanziaria, la sua propensione a rischiare di subire delle perdite, le esperienze in investimenti precedenti specie se positivi e quindi tendenti a renderlo meno attento sui pericoli di operazioni analoghe.

L’adeguata valutazione della propensione al rischio è un’operazione non solo necessaria, ma anche obbligatoria per i soggetti autorizzati a sollecitare il pubblico risparmio, proprio per evitare il ripetersi di drammatiche perdite per ignari risparmiatori (obbligazioni argentine, obbligazioni Cirio, azioni subordinate di banche ecc.).

Non esiste l’investimento sicuro. Il rischio, seppur minimo, non è mai zero e va pertanto sempre considerato. Inoltre, la richiesta di risultati più performanti comporta necessariamente un maggior tasso di pericolosità per cui non è applicabile ad un profilo di rischio basso.

Come calcolare il profilo di rischio dell’investitore

Innanzitutto, va sottolineato che il profilo di rischio dell’investitore va in ogni caso valutato tenendo conto dello scenario economico-finanziario del periodo corrente e quello ipotizzabile per tutto il periodo dell’investimento.

Viene sostanzialmente rappresentato in quattro livelli:

  • Tolleranza bassa: se permette di sostenere perdite massime del 5% annuale e sono quindi proponibili solo strumenti finanziari quali fondi monetari, buoni fruttiferi, depositi e obbligazioni a breve termine;
  • Tolleranza moderata: se permette di sostenere perdite massime tra il 6% ed il 15% annuale e sono quindi proponibili investimenti in azioni e obbligazioni a medio- lungo termine;
  • Tolleranza elevata: se permette di sostenere perdite fra il 16% e il 25% annuale e sono quindi proponibili investimenti azionari su mercati emergenti, startup o multinazionali;
  • Tolleranza molto elevata: se permette di sostenere perdite superiori al 25% annuale e sono quindi proponibili investimenti con scambio di valute internazionali (forex) o su materie prime.

La direttiva comunitaria sui servizi di investimento

Il 17 dicembre 2007 è entrata in vigore in Italia la Direttiva comunitaria sui servizi di investimento (detta anche MIFID – Market In Financial Instruments Directive) che obbliga le banche a valutare obbligatoriamente adeguatezza ed appropriatezza di ogni prodotto e servizio presentato alla clientela, che viene classificata in funzione del profilo di rischio.

Ad ogni cliente che desidera effettuare un investimento viene sottoposto un test di appropriatezza. Un questionario che rappresenta un profilo del potenziale investitore, idoneo a rappresentare la sua propensione al rischio.

Ovviamente, come nella migliore tradizione della modulistica bancaria/assicurativa, si tratta di questionari precompilati, poco comprensibili e sui quali il cliente mette la firma lasciando la compilazione al funzionario bancario di turno, che omette spesso dettagli importanti e fondamentali per determinare l’effettivo profilo di rischio.

Si può pertanto concludere che ogni investitore ha un suo specifico profilo di rischio che presuppone una tipologia di investimento specifica. Anche perché, come già sottolineato, non esiste un investimento a rischio zero, il rischio è uno degli elementi integranti ed è direttamente proporzionale ai possibili risultati.

Pertanto, per meglio definire il profilo di rischio vanno valutati anche altri aspetti che ne influenzano la determinazione quali la situazione del mercato e quella economica, il tipo di prodotto di investimento, l’atteggiamento del cliente verso eventuali pericoli di perdite, il suo livello di conoscenze finanziarie e non ultime le sue precedenti esperienze di investimento.

Negli ultimi tempi si è registrata una crescente educazione finanziaria dell’investitore italiano medio, che spesso assume una posizione attiva nella scelta dei prodotti di investimento più adatti alla sua propensione al rischio così come alle sue condizioni finanziarie.

Detta crescita, la minore sudditanza psicologica nei confronti delle Banche (i cui recenti disastri ne hanno incrinato la reputazione) e la maggiore attenzione normativa nei confronti degli investitori, hanno determinato una tutela maggiore del cliente per preservarlo da rischi non compatibili con il proprio profilo.

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