Stramangiada di Poschiavo, 7 chilometri tra le specialità del Canton Grigioni e della Valtellina

L’estate nel Canton Ticino non significa soltanto bagni nel fiume, abbronzature nei vari lidi, concerti all’aperto e fuochi d’artificio per il primo agosto (Festa Nazionale Svizzera), ma anche passeggiate enogastronomiche: dal Mendrisiotto alla Val Capriasca, passando per gli alpeggi della Leventina, ormai non c’è distretto che non ne organizzi almeno una, o anche due o tre, e durante queste escursioni, che si svolgono nella natura, si possono gustare numerose specialità, dal vino fino ai formaggi, passando per i salumi e gli altri prodotti della zona.

Non tutti però sanno che, tutti questi percorsi golosi e che, ogni anno, richiamano centinaia di persone se non addirittura migliaia, sono nati da quella che è forse una delle passeggiate enogastronomiche più famose della Svizzera: la Stramangiada di Poschiavo, durante la quale, oltre a prodotti e a piatti della regione del Canton Grigioni Italiano, si possono gustare vini e specialità della Valtellina (che, guarda caso, confina proprio con questa parte del Canton Grigioni, visto che quando sono andata a questa edizione, sono passata anche dalla Valsassina, dalla Valtellina e, non da ultimo, ho pure incontrato i vigneti del Nera e dell’Inferno, i vini valtellinesi più famosi!).

L’edizione 2019, alla quale c’ero anch’io per Delizie del Gusto, si è svolta domenica 7 luglio 2019 e, come ogni anno, ha richiamato centinaia di persone, che a partire dalle prime ore del mattino sono partite in gruppetti per andare alla scoperta dei prodotti del territorio.

Io sono partita alle 10.20 del mattino, ma dopo appena 200 metri, non ho potuto fare a meno di separarmi dal mio gruppo per godermi la passeggiata e, nello stesso tempo, osservare le meraviglie naturali del percorso, come ad esempio un lago che mi ha tenuto compagnia (e che ho anche fotografato a più riprese) durante la prima parte del percorso.

Stramangiada di Poschiavo: ma quando arriva la prima tappa?

Il lago devo dire che è riuscito, almeno in parte, a mitigare un po’ la mia impazienza, perché dopo aver gustato un rinfrescante tè freddo alla mela, alla menta e alle erbe di montagna offerto da Valposchiavo Turismo (un benvenuto che è stato più che gradito, visto che quando sono partita, faceva molto caldo, sebbene avessi in testa un cappello di rattan, uno dei regali che mi sono stati dati una volta giunta sul posto), per arrivare alla prima tappa ce n’è voluto di tempo!

L’attesa però è valsa la candela, perché dopo aver camminato per quasi mezz’ora, mi sono ritrovata in uno spazio erboso, completamente immerso nella natura, dove ho assaggiato la prima delle dieci specialità della Stramangiada: la ricotta bio del Caseificio di Poschiavo.

La ricotta, e questo è stato uno dei primi dettagli che mi sono piaciuti, è stata presentata su una fetta di pane e con un po’ di marmellata di fragole: inutile dire che questa versione alternativa del “pane, burro e marmellata” si è rivelata non solo molto interessante, ma anche gustosa.

Aperitivo sotto la pioggia, ma che divertimento!

La seconda tappa, che si trovava in un’azienda agricola della zona, è stata accompagnata da un leggero piovischio, ma niente di grave. I crostini alle tre salse, pur essendo buoni, non si sono rivelati il top, perché erano fatti con sughi della pasta che conoscevo già (pesto, pomodoro e formaggio), ma devo dire che il Chiavennasca, il vino bianco prodotto dalla casa vinicola Jochum di Poschiavo, ha risollevato il morale!

Proseguendo il giro, dopo essermi lasciata l’azienda agricola alle spalle ed essermi addentrata di nuovo nel bosco, sotto una pioggia che ormai non mi mollava un secondo, mi sono imbattuta nella “Bucunada dal Mot da la Val”, la terza tappa, in cui ho potuto gustare un piatto di ottimi salumi accompagnati da grissini “enormi” (e non sto scherzando quando dico enormi): un classico per l’aperitivo, ma sempre vincente, il tutto accompagnato da un bicchiere di Inferno della Casa Vinicola Paganini di Zalende.

Poco dopo (per fortuna) il sole è tornato a splendere sulla mia testa e, dopo aver camminato per un po’ attraverso il bosco, ho incontrato i succhi di frutta biologici (io ho provato sia quello alla fragola sia quello ai frutti di bosco e li ho trovati entrambi molto buoni) della “Piccoli Frutti” di Campascio e le tisane biologiche dell’Erboristeria Biologica Raselli.

Stramangiada di Poschiavo: arrivano i piatti forti!

Uscita dal bosco, per me è stato il momento di fare la pausa più lunga alle scuole di Poschiavo, perché qui ho incontrato uno dei piatti tipici della zona: i capunet!

Per chi non lo sapesse, i capunet sono degli gnocchi verdi, fatti a mano, conditi con formaggio, burro e aglio, lo stesso condimento che in genere troviamo nei pizzoccheri.

Un piatto così importante non potevo non accompagnarlo con il Sassella, un altro vino rosso prodotto a Poschiavo dal gusto molto intenso.

Dopo aver lasciato le scuole alle mie spalle, e aver fatto qualche foto ai cuochi che non si sono mai fermati un solo momento mentre preparavano i capunet (un plauso più che doveroso, visto che quando me ne sono andata, il caldo era tornato a farsi sentire!), ho ripreso la strada e ho continuato a camminare.

Se la camminata per la prima tappa era sembrata che non finisse mai, in questo caso l’ho più che gradita, perché mi ha permesso di leccarmi i baffi per un bel po’ prima di arrivare alla prossima, che si trovava al di sopra di una piccola salita.

Il sorbetto artigianale alle erbe mi ha lasciata un po’ sorpresa, perché quando lo avevo visto sul programma, non so perché mi ero aspettata di trovarlo bianco…e invece era di un rosa molto intenso!

Proseguendo lungo la mia strada, e dopo aver lasciato di nuovo il verde e la natura, mi sono ritrovata di nuovo in paese e davanti ad un altro edificio: non so di preciso cos’era, ma a giudicare dalle dimensioni, doveva essere una palestra, un’altra scuola (forse quella dei più grandi?) o qualcosa di simile.

Qui la sorpresa è stata addirittura tripla, perché oltre ad una luganighetta bio con puré di patate e verdure, cucinata dal Gruppo Carnevalesco di Novazzano, era anche presente il Gruppo Country For Fun, che ci ha divertiti con qualche numero di country line dance.

Formaggi e miele in cantina!

L’ottava tappa, dove sono arrivata dopo aver salito una scalinata ed essere ridiscesa nel paese di Poschiavo, è stata quella che mi è piaciuta di più. Il motivo? Essendo un’amante del vino e delle cantine, non potevo resistere al fascino di una cantina aperta, delle botti e dell’atmosfera che ho trovato al suo interno!

Dopo aver attraversato locali freschi in cui erano presenti diversi stand del vino, botti e bottiglie impegnate ad invecchiare, sono arrivati in un grottino sotterraneo, fabbricato completamente in legno, dove ho potuto gustare formaggio bio giovani e stagionati accompagnati dal miele della Valposchiavo e pezzi di frutta biologica.

Subito dopo aver lasciato la cantina, e prima di arrivare al centro di Poschiavo, mi sono fermata ad un’altra tappa, dove ho assaggiato la “Turta da Willer”, ma ahimé, si è rivelata una mezza delusione come i crostini alle tre salse, perché era molto asciutta.

Parmugnulin, mercatin e müsica

La Stramangiada di Poschiavo 2019, e questo nonostante i due “bassi” incontrati lungo il percorso, si è chiusa in bellezza: prima con un bicchiere di Parmugnulin, il tipico liquore di prugne che ho portato anche a casa, poi con il mercatino dei prodotti tipici e con la musica dei Luf, un gruppo rock italiano della Val Camonica.

Per finire tutto il percorso, e considerate tutte le tappe (comprese quelle più lunghe per i capunet, per la luganighetta e per la cantina), ci ho impiegato quattro ore, ma se stai pensando di partecipare anche tu a questa esperienza, non preoccuparti: ognuno più andare al suo ritmo e prendersela anche con più calma di quanto non me la sia presa io.

L’edizione 2020 della Stramangiada di Poschiavo si terrà il 5 luglio 2020: se vuoi partecipare, oltre a tenere d’occhio il sito ufficiale per non farti scappare sotto il naso l’iscrizione (i posti vanno in fretta!), ecco cosa devi sapere:

  • La Stramangiada si tiene con qualsiasi tempo, sia che faccia bello sia che faccia brutto, quindi vestiti in modo adeguato: io ero in giro con maglietta, jeans e scarponi, ma avevo anche con me un maglione! Dato che per arrivare alla prima tappa ci vuole più tempo, ti consiglio anche di prevedere un sacco con una bottiglia d’acqua.
  • Una volta giunto sul posto, 15 minuti prima della partenza che hai prenotato, ricordati di andare a ritirare sul piazzale della partenza (Le Prese) il Mangiapass, dove troverai scritte tutte le tappe e tutti i vini che incontrerai lungo il percorso, e il bicchiere per le degustazioni (e attento a non romperlo, perché sarà l’unico che potrai usare per tutto il tempo di permanenza!). Insieme al Mangiapass e al bicchiere, riceverai anche un cappello di rattan, una mini confezione di biscotti e una borsetta ufficiale da appendere al collo con diversi gadget, tra cui un ventaglio e una penna.
  • Da Poschiavo è possibile tornare a Le Prese (punto di partenza) prendendo il bus navetta gratuito.
  • Il percorso, anche se si svolge per la maggior parte su vie sterrate e strade asfaltate, è fattibilissimo anche per gli anziani, per i bambini e per i passeggini. Quasi tutte le postazioni sono all’aperto, ma sono coperte da gazebo.
  • Se prevedi di fare un giro per il mercatino dei prodotti tipici, ce ne sono cinque che non devi lasciarti assolutamente sfuggire: i pizzoccheri di Poschiavo (differenti da quelli della Valtellina perché sono più scuri…e, a differenza dei primi, si trovano soltanto a Poschiavo!), la slinziga (una carne secca molto pregiata e fatta a partire dalla lingua di bue), il parmugnulin (il liquore di prugne della Stramangiada), le tisane alle erbe di montagna e la torta di noci grigionese.
  • Lungo il percorso ci sono anche tante occasioni di divertimento per i bambini: come si può vedere dalle foto, oltre ai gruppi folkloristici, io ho incontrato anche un mago che faceva magie (in tutti i sensi) con le bolle di sapone, quindi un motivo in più per portarli!

Di Francesca Orelli

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