Confetti: da protagonisti del Carnevale a simboli del matrimonio

I confetti, oggi simboli per eccellenza del matrimonio e di altre ricorrenze importanti, nel 1820 causarono un incidente decisamente poco simpatico, che venne riportato da William Gunter, un venditore di caramelle inglese giunto in Italia per il Carnevale, nel suo libro L’Oracolo del Pasticcere:

(I confetti) si nascondono piacevolmente a vicenda con queste sciocchezze (riferendosi alle stelle filanti e ai coriandoli). Ma un gentiluomo di campagna inglese ha gettato i suoi con una tale ferocia da mettere effettivamente in evidenza uno degli occhi della sua giovane sposa!”

E se, ancora oggi, al celebre Carnevale di Viareggio vengono lanciate arance e, talvolta, in qualche piccolo carnevale locale vengono distribuiti caramelle e cioccolatini agli adulti e ai bambini, il pensiero dei confetti lanciati per il Carnevale ci sembra un po’ strano.

Niente affatto, perché comfit, se non lo sai ancora, è un antico termine inglese che si riferisce alla caramella ricoperta di zucchero, che tra gli italiani era nota come coriandolo.

Questi dolci dall’aspetto innocente, bianchi come la neve, un tempo erano le munizioni preferite quando si trattava di lanciare cibi commestibili durante le celebrazioni festive.

In termini di velocità, per dirla tutta, erano dei fast food davvero originali e anche molto svelti!

Confetti: gli antenati dei coriandoli

I pezzi di carta colorata che ora piovono sui campionati di calcio, a Capodanno e in occasione dei tanti cortei carnevaleschi che si stanno svolgendo in questo periodo in Italia e nel Canton Ticino, portano anche loro il nome di coriandoli, ma a differenza dei confetti sono stati trasformati in qualcosa di più fluttuante e innocuo.

Il motivo? Le persone, pur amando i dolci e vedere degli oggetti piovere dall’alto, ben presto si stancarono di loro: il disordine, i lividi bluastri, le lacrime e le bende sugli occhi non erano una rarità durante il periodo carnevalesco quando c’erano di mezzo i confetti!

Tuttavia, che fosse il vento, le noci, le mele o le olive, gli esseri umani sono sempre stati affascinati dai piccoli oggetti che cadevano dall’alto.

La ragione è presto detta ed è anche spiegata nell’Esodo, più precisamente nell’episodio della manna: il cibo che veniva dall’alto era visto come una benedizione, concessa da Dio per placare la fame del suo popolo:

Ecco, io farò piovere pane dal cielo per te; e il tuo popolo uscirà e ne raccoglierà una certa quantità ogni giorno (Esodo 16:4)”

L’usanza di lanciare piccoli dolci e oggetti ai matrimoni: quando è iniziata?

Ciò che è iniziato come una “doccia naturale” di cibo, prontamente raccolto, è stato poi replicato come rituale in tutte le comunità mondiali, soprattutto durante le cerimonie nuziali.

Una cascata di generi alimentari per i neo sposi nascondeva un suggerimento molto esplicito: siate fecondi e moltiplicatevi.

Le noci, per la loro balistica gratificante e la lunga durata di conservazione, erano molto popolari.

Altri articoli, come riportato nel 1926 in A Short History of Marriage di Edward Westermark, includevano il luppolo nei paesi slavi (usato già allora per fabbricare la birra e quindi considerato simbolo di abbondanza), la pastafrolla nell’Inghilterra settentrionale e uvetta, fichi e datteri in Marocco.

Così facendo la coppia veniva benedetta e, insieme a lei, anche i lanciatori dei generi alimentari.

E non è finita qui: prima che gli sposi potessero assolvere i loro “doveri di fertilità”, come racconta anche Publio Virgilio Marone, dovevano aggirarsi fuori dai luoghi del matrimonio, dove spesso si radunavano delle persone, in genere le più bisognose, per distribuire il cibo gratuito alla folla.

Questa era una forma di assicurazione sociale, soprattutto per i più nobili: fai uno spettacolo di condivisione della tua ricchezza, poi rendi felici le masse.

Le follie dell’imperatore Nerone…in scala ridotta

Il lancio dei generi alimentari durante il matrimonio, e il Carnevale, era anche una rievocazione su scala più piccola di un rituale pubblico più grande, portato all’estremo dall’imperatore Nerone, che quanto ad eccessi era considerato un maestro.

Questo rituale era lo sparsio, che in latino significava “gettare le cose tra la moltitudine in modo confuso alfine di scatenare scene di disordine selvaggio”.

Nella sua biografia sull’imperatore Svetonio racconta che, in occasione dei giochi dei gladiatori, “migliaia di articoli di tutti i generi venivano gettati in mezzo alla folla che si arrampicava, come uccelli, bestie da soma e animali selvaggi che erano stati domati.”

Svetonio, che era anche un critico costante verso Nerone, forse ha esagerato, ma comunque siano andate le cose, questo lancio di proporzioni epiche contribuì a rendere felice il popolo e a distrarlo dalle gravi carenze della leadership dell’imperatore.

L’aviatore premiato per aver fatto cadere delle caramelle sui bambini affamati

Cosa centrano però gli odierni coriandoli con i confetti, le noci, i luppoli e il resto?

Come abbiamo visto, tutte le benedizioni incarnate piovevano dall’alto. E sì, potrebbero essere derivate dalla decadenza dell’impero Romano, ma anche da un fine umanitario.

Gail Halvorsen, un pilota americano attivo durante il ponte aereo di Berlino, nel 1974 ricevette la più alta medaglia al merito della Germania per aver attaccato dei paracadute a delle caramelle e averli poi lasciati cadere sui bambini devastati dalla guerra.

I primi passi dei confetti in Europa

I confetti coriandoli che William Gunter vide nell’Italia del XIX iniziarono a diffondersi nel 1400 quando lo zucchero, da bene di lusso per pochi fortunati, diventò ampiamente disponibile in Europa.

I pasticceri, che già allora erano dotati di molta invettiva, iniziarono ad usare lo zucchero per glassare tutto, dalla frutta secca ai semi, passando anche per le noci e le spezie.

In Italia le mandorle zuccherate erano una forma particolarmente pregiata di coriandoli.

Il loro cugino greco, il koufeta, ancora oggi è un protagonista indiscusso delle feste tradizionali. La dragée francese invece è una versione più elegante e ben confezionata.

Confetto, koufeta e o dragée, tutti quanti possono essere sparati alle stelle come proiettili grazie all’artiglieria realizzata dal Dipartimento delle Munizioni di Braquier, la principale fabbrica francese di mandorle zuccherate.

Fu in Italia, durante le grandi sfilate carnevalesche del XIX secolo, che i confetti iniziarono ad essere immortalati dagli autori stranieri, come Charles Dickens, Goethe e tanti altri.

I confetti erano la munizione preferita, specialmente quando si faceva all’amore, non la guerra. Se un uomo infatti ne lanciava uno su una ragazza, in modo leggero, significava “Mi piaci e desidero conoscerti meglio.”

E lo stesso valeva per il sesso opposto, quindi se fossi stato un uomo a quei tempi e una fanciulla ti lanciava un confetto in modo leggero, significava che avevi fatto colpo su di lei e che voleva conoscerti.

Mentre le mandorle ricoperte di zucchero continuavano a dominare, arrivò però anche un’innovazione: i coriandoli ersatz, che sembravano mandorle zuccherate, ma che erano fatti di gesso di Parigi.

Le maschere di protezione in filo metallico, manco a dirlo, diventarono indispensabili a Carnevale. L’impatto fu a dir poco feroce, perché, tra i loro componenti, c’era anche la calce viva.

George Stillman Hillard, nel suo libro Sei mesi a Roma del 1854, racconta:

La prima sensazione è come se le punte di mille aghi colpissero improvvisamente la pelle; e poi una nuvola di oscurità si deposita sugli occhi, che gradualmente si spegne in una pioggia di lacrime.”

I coriandoli di carta, fortunatamente, arrivarono in soccorso dei malcapitati già nel 1890.

I vantaggi della carta erano chiari a tutti: non provocava lividi, era più colorata, meno appiccicosa e anche più facile da spazzare via con le scope di saggina.

E mise fine anche ad incidenti, come quello riportato in un’edizione del 1835 dal The Penny Magazine di Londra, quando “bambini e mendicanti” si precipitarono a raccogliere i coriandoli “in ginocchio, anche strisciando tra le ruote dei carri e le gambe dei cavalli, per prendere le prugne, perché credevano che fosse un vero peccato sprecarle.”

Anche le stelle filanti hanno contribuito a rendere il Carnevale meno pericoloso e meno traumatico. Questi “coriandoli”, fatti in tessuto o lamina, non ferivano, galleggiavano nell’aria e creavano un alone di magia per qualche secondo in più.

Il New York Times, a proposito delle stelle filanti, scrisse nel marzo del 1894:

Questi coriandoli sono fatti di un velluto morbido per i piedi, pittoresco per gli occhi e romantico anche per i gusti più raffinati.”

Il che ci riporta all’uso originario, e imperaturo, dei coriandoli, indipendentemente dalla loro materia prima: creare uno spettacolo e una raffica di eccitazione con le proprie mani.

Che si usino per celebrare il Carnevale, il matrimonio di un amico, di creare bellissimi effetti per la videocamera, di far urlare i bambini di gioia o di celebrare il Nuovo Anno, certo è che confetti e coriandoli rappresentano qualcosa che non passerà mai di moda.

Come fare i confetti in casa

Dopo aver conosciuto da vicino le origini e la storia dei confetti, passiamo a parlare di qualcosa di più delizioso e che, di sicuro, accenderà l’interesse di tutti gli aspiranti pasticcieri: come fare i confetti in casa.

La preparazione, sebbene sia un po’ elaborata, permette di ottenere confetti personalizzati e dei colori che si desiderano e che, spesso, è difficile trovare nella grande distribuzione, come il blu oltremare, il rosso, il viola, il giallo, il verde e l’arancione.

Per fare i confetti in casa, ti occorreranno:

  • 2 tazze di mandorle crude e prive della buccia

  • 1 tazza di zucchero a velo

  • Albumi provenienti da 1 uovo grande

  • 1 cucchiaio di cremor tartaro

  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia

  • Colorante alimentare a scelta

Ed ecco infine il procedimento:

1.Preriscalda il forno a 175 gradi.

2.Porta ad ebollizione una pentola piena d’acqua, poi versa le mandorle e lasciale cuocere per un minuto (non di più altrimenti diventeranno troppo tenere!).

3.Scola le mandorle, poi sciacquale sotto l’acqua fredda. Asciugale quindi con un foglio di carta da cucina, dopodiché mettile da parte fino a quando non saranno completamente asciutte.

4.Distribuisci le mandorle su una teglia ricoperta con carta da forno, poi tostale in forno per 5 minuti. Fatto questo rimuovile e mettile da parte.

5.Ricopri un’altra teglia, separata, con carta da pergamena.

6.In una ciotola a parrte mescola gli albumi, lo zucchero a velo, il cremor tartaro e l’estratto di vaniglia.

7.Se prevedi di colorare le mandorle con più colori, prepara dei lotti separati e aggiungi i coloranti alimentari scelti, altrimenti, alla fine dell’operazione, versa il colorante alimentare scelto nella pasta e mescola con cura fino a quando la sua tonalità non diventerà omogenea.

8.Immergi le mandorle nella pasta zuccherata. Assicurati che ciascuna mandorla sia completamente ricoperta.

9.Trasferisci le mandorle ricoperte di zucchero colorato su una teglia foderata. Lasciale raffreddare e indurire per una notte.

10.I tuoi confetti adesso sono pronti per essere utilizzati!

Di Francesca Orelli

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