Scrittori famosi: 5 aneddoti divertenti che ti faranno guardare la letteratura con occhi diversi

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Vuoi perché li abbiamo studiati a scuola, vuoi perché le loro opere ci appassionano, bene o male tutti conosciamo uno o più scrittori famosi: giusto per fare un esempio, per quello che mi riguarda, personalmente, oltre a Giovanni Verga, a me piace molto Erri De Luca e Stefano Benni, perché oltre ad essere divertenti (e qualche volta anche assurdi), i loro libri portano sempre qualche spunto di riflessione molto interessante.

Già, ma quanti di noi conoscono almeno un aneddoto riguardante un celebre autore? Pochi di noi, anzi, forse pochissimi, perché a scuola è molto raro che i professori di italiano, o di lettere moderne, ne rivelino qualcuno, in quanto credono (giustamente o ingiustamente non lo so) che gli aneddoti “non siano materia di studio né tanto meno un argomento da portare ad un esame.”

La letteratura però, e non parlo soltanto di quella italiana, può essere davvero molto divertente e, a prova di questo, oggi ti racconterò 5 aneddoti che hanno visto come protagonisti scrittori famosi di opere che, ancora adesso, si studiano in classe o si portano all’esame di maturità (o a quello universitario)!

1.Lev Tolstoj (1828-1910), il “Gandhi russo” che anticipò i tempi

Pochi sanno che il barbuto Lev Tolstoj (chiamato anche Leo Tolstoy in inglese), oltre ad essere uno degli autori più famosi della letteratura russa nonché la penna che si cela dietro capolavori immortali come Guerra e Pace e Anna Karenina, era anche un grande pacifista.

L’autore, proprio per convincere i suoi contemporanei della necessità di non far la guerra, di adottare una resistenza pacifica e di non essere violenti contro tutte le creature, teneva delle lezioni, che non di rado erano molto affollate.

Durante una di queste lezioni, un giorno, una persona del pubblico, dopo aver sentito Tolstoj parlare della necessità di non essere violenti con alcun animale, nemmeno con quello più feroce, gli chiese, in tono provocatorio, cosa si sarebbe dovuto fare se uno fosse stato attaccato da una tigre in un bosco.

Tolstoj, per nulla infastidito da quella provocazione, rispose:

-Fai il meglio che puoi. Tanto non succede spesso.-

2.George Bernard Shaw (1856-1950) e il rifiuto a Isadora Duncan

Isadora Duncan, all’inizio del XX secolo, non solo era una delle ballerine più chiacchierate e all’avanguardia del suo tempo, ma anche quella più desiderata dagli uomini.

Ce n’è fu però uno che, oltre a resistere alle sue avances, le oppose un netto rifiuto: George Bernard Shaw, critico letterario, polemicista, autore di opere teatrali di successo (una su tutte? Cesare e Cleopatra) e attivista politico.

Una volta la celebre ballerina scrisse una lettera a Bernard Shaw, dichiarando che, visti i principi dell’eugenetica, lui e lei avrebbero dovuto fare un figlio insieme:

-Pensaci!- scriveva la Duncan, entusiasta. -Con il mio corpo e il tuo cervello, che meraviglia sarebbe!-

-Sì- rispose Shaw. -Ma se avesse il mio corpo e il tuo cervello?-

3.Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) e le sue scuse per “quella lettera troppo lunga”

Johann Wolfgang Goethe, l’autore di I dolori del giovane Werther cresciuto all’ombra del Neoclassicismo e che diede la spinta al primo Romanticismo tedesco, era molto prolisso e, anche quando si trattava di scrivere lettere, non si tirava indietro.

Una volta però, quando scrisse una lunghissima lettera ad uno dei suoi amici, dimostrò di avere anche un senso dell’umorismo fuori dal comune (oppure di essere molto distratto?).

Alla fine della lettera infatti, in un post scriptum, scrisse testualmente:

-Mi dispiace molto per averti mandato una lettera così lunga, ma non ho trovato abbastanza tempo per scriverne una più breve.-

4.Isaac Asimov (1920-1992) e quell’insulto pesante ad un editore

Una volta un editore respinse una novella di Isaac Asimov, definendola “meretrica”.

La parola derivava dal termine latino meretrix, che significa “prostituta”, quindi l’editore voleva dire che Asimov stava prostituendo il suo talento e scrivendo una brutta storia che sarebbe stata letta solo per il suo nome perché lui era troppo pigro per tirare fuori qualcosa di buono.

La storia, dopo quel rifiuto, fu venduta altrove e ottenne un successo clamoroso, ma la vicenda tra il padre della fantascienza e l’editore non finì lì.

Dopo aver sentito quella parola, e deglutendo per il fastidio, Asimov chiese dolcemente all’editore:

-Qual era la parola che hai usato?-

L’editore, ovviamente orgoglioso di aver usato una parola che Asimov non conosceva, enunciò di nuovo:

-Meretrico!-

Al che Asimov rispose:

-E un felice Anno Nuovo anche a te!-

5.Mark Twain (1835-1910) e quella volta in cui non venne riconosciuto da un barbiere

Un giorno, durante un tour di conferenze, Mark Twain, la penna del romanzo Le avventure di Tom Sawyer, entrò nel negozio di un barbiere locale per farsi radere.

Quella, disse Twain al barbiere, era la sua prima visita in città.

-Hai scelto un buon momento per venire- dichiarò il barbiere.

-Perché?- rispose Twain.

-Mark Twain terrà qui una conferenza stasera. Suppongo che ti andrebbe di andare, giusto?-

-Credo di sì…-

-Hai già acquistato il biglietto?-

-No, non ancora-

-Bene, è esaurito, quindi dovrai stare in piedi.-

-Per fortuna- rispose allora Twain con un sospiro. -Devo sempre stare in piedi quando quel collega tiene le sue conferenze!-

Di Francesca Orelli

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