“In nome della madre”, parla la protagonista (parte I)

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Debutta a Mormanno, il 26 e 27 settembre, il nuovo lavoro della Compagnia del Cucco, “In nome della madre”. Interpretato dalla giovane ma promettente Mariella Rotondaro che in questa occasione oltre ai panni di artista, veste anche quelli di adattatrice e resista teatrale. Lo spettacolo tratto dal testo di Erri De Luca, si appresta a girare, in autunno, tutta la Calabria.

Una visione originale e introspettiva degli eventi biblici, focalizzata sul punto di vista di Maria, una madre in carne ed ossa che arriva in scena in modo dirompente. Al fianco di Mariella Rotondaro, Lorenzo Franzin, nel ruolo di Josef e la percussionista Angela Armentano che con strumenti nuovissimi richiamerà i rumori della natura.

In anteprima Mariella Rotondaro ci racconta le fila più intime dello spettacolo e del lavoro che ha condotto. 

Qui la prima parte dell’intervista:

In scena porti Maria nella sua quotidianità di madre, raccontata nel testo di Erri De Luca. Come ne esce la Madonna in questo arrangiamento? Qual è l’immagine che ne esce di Maria?

La prima impressione è quella di un testo solo per determinate occasioni, forse per la notte di Natale? A mio avviso, invece, è un testo “sempre verde” Chi ascolta le parole di Erri De Luca pensa, ma che testo è? È un racconto coraggioso, etico, laico o religioso? Bene, sicuramente è un testo in cui si racconta la storia di Maria di Nazareth, con un lessico particolare e con un’esposizione diretta, chiara degli avvenimenti, cosa che oggi è molto importante, visti i vari dilemmi sul vissuto della coppia. È la messa in scena che rende il tutto molto reale, umanizzando, rendendo quotidiano, quell’excursus dell’umile percorso di Mirìam e Josef dal concepimento alla nascita. La figura di Maria si distingue per il suo coraggio. Spesso si ha paura di far nascere i propri figli perché si sa che presto saranno del mondo, lei si è distinta per la forza e il grande amore, ha compiuto il passo più grande, ma allo stesso tempo più doloroso per un madre, riconoscere che i figli non sono nostri. Maternità, amore, coraggio, fiducia e tenacia sono le caratteristiche che al sol nome, mi vengono in mente.

Maria come una donna qualunque, con sentimenti, sogni e paure di una madre di tutti i giorni. Cosa si deve aspettare lo spettatore?

Per il pubblico sarà una novità, sarà documentale. Un modo per scuotere gli animi e i pensieri. Al di là del bello o brutto, forse riusciremo a sfatare il mito di queste persone che sono state sempre dipinte come figure eteree, intoccabili, solo spirituali. Un’opera di emozione e coinvolgimento.

di Francesca Bloise

Author: La Redazione

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